Dimostra che gli ultrasuoni per il cancro alla prostata

Il mio medico – Cancro alla prostata : le nuove terapie

Ciò che è pericoloso della prostata maschile per la salute delle donne

Il tumore alla prostata rappresenta la seconda causa di morte per cancro nel maschio, dopo quello al polmone. Vista la sua correlazione diretta con l'età, la patologia è ormai destinata, secondo gli oncologi, a diventare la prima causa di morte nei prossimi vent'anni.

E ancora. A preoccupare gli specialisti è soprattutto il fatto che questa neoplasia sia in costante aumento. Basti pensare all'Italia con i suoi Peraltro il dato italiano è paragonabile a dimostra che gli ultrasuoni per il cancro alla prostata degli altri Paesi europei e americani.

Stiamo parlando del recente impiego degli ultrasuoni onde acustiche a frequenza superiore dei suoni a elevata intensità. Essi promettono di fornire ai pazienti, affetti da neoplasia prostatica e non idonei all'intervento chirurgico, una ulteriore e efficace arma sulla strada della guarigione o del controllo della malattia.

Per saperne di più abbiamo chiesto al professor Bassi in cosa consista la tecnica con ultrasuoni. Professor Bassi, potrebbe essere più preciso per quanto riguarda l'esecuzione? La precisione nella pianificazione del trattamento è essenziale per evitare lesioni indesiderate a livello delle strutture anatomiche circostanti alla prostata, quali lo sfintere urinario, il retto, la vescica e i nervi dell'erezione, e consente di ridurre in modo significativo il rischio di complicanze o eventi indesiderati dopo l'intervento.

L'unico limite è legato alla necessità di tenere in sede un catetere vescicale per i primi giorni dopo il trattamento. Dimostra che gli ultrasuoni per il cancro alla prostata solo. Gli esiti del trattamento, monitorabile attraverso una semplice analisi del sangue e il dosaggio del Psa Antigene prostatico specificosono rapidamente disponibili.

La riduzione massima dei valori di Psa si raggiunge infatti in circa 8 settimane. I dati, confermati dalla letteratura e dagli abstract pubblicati per i più importanti congressi Società Europea di urologia, Società Americana di Urologia, Società Internazionale di Urologia, Società Italiana di Urologiamostrano risultati estremamente soddisfacenti compatibili alla radioterapia e molto vicini alla chirurgiae con un lunghi follow-up, rappresentati dalla riconduzione entro i limiti fisiologici dei principali markers della malattia neoplastica Psa, biopsianonché dalla quasi immediata riabilitazione del paziente che potrà riprendere la normale attività entro pochi giorni.

E i risultati finora ottenuti? Un dato su tutti: oltre 17mila pazienti in Europa di cui 1. L'80 per cento dei malati, sottoposti alla tecnica con ultrasuoni per neoplasia della prostata confinata alla ghiandola, non presenta una ripresa di malattia dopo 8 anni dall'esecuzione della terapia, mentre solo il 2 per cento è deceduto per la progressione della patologia.

Inoltre l'accurata modalità di definizione dell'area dimostra che gli ultrasuoni per il cancro alla prostata trattamento consente una buona preservazione dello sfintere urinario, con percentuali di pazienti continenti dopo il trattamento superiori al 95 per cento dei casi, anche dopo 5 anni dalla fine del trattamento.

Per quanto riguarda il recupero della potenza dimostra che gli ultrasuoni per il cancro alla prostata, i soggetti con meno di 65 anni con normale funzione erettile pre-operatoria possono recuperare dopo dimostra che gli ultrasuoni per il cancro alla prostata una valida attività sessuale nel 60 per cento dei casi circa. Negli ultimi anni è in atto una tendenza, abbracciata anche dalle linee guida dell'OMS, di ridurre il numero di interventi chirurgici nel tentativo di esplorare nuove vie meno traumatiche per il paziente.

Sono strategie, queste, che possono comunque garantire un accettabile livello di successo con effetti collaterali minori. In tale ottica sono stati introdotti nuove forme terapeutiche, tra cui la terapia HIFU, che sembra avere tutti i requisiti per vincere l'annosa battaglia contro il cancro. Cellule staminali e immunoterapia Le cellule staminali del cancro possono essere tenute sotto controllo dall'immunoterapia: è quanto emerge da una ricerca, la prima al mondo su questo tema, condotta dall'Istituto di immunoterapia oncologica di Siena, diretto dal dottor Michele Maio, in collaborazione con l'équipe del Centro di riferimento oncologico di Aviano, il Regina Elena di Roma e il Wistar Institute di Philadelphia, e pubblicata sul Journal of Cellular Physiology.

Lo studio, finanziato da Airc e Lega italiana tumori, è stato condotto sulle cellule staminali tumorali del melanoma. È stato dimostrato che queste staminali presentano sulla loro superficie gli stessi bersagli terapeutici delle cellule tumorali dimostra che gli ultrasuoni per il cancro alla prostata. Pertanto esse possono essere sensibili alla vaccinoterapia diretta contro alcuni antigeni tumorali che già oggi utilizziamo per il trattamento dei nostri pazienti.

L'EMEA è il nuovo uso della capecitabina nel tumore del colon-retto metastatico La Commissione Europea ha approvato l'utilizzo del chemioterapico orale capecitabina Roche per il trattamento del tumore metastatico del colon-retto, in combinazione con qualsiasi tipo di chemioterapia e in tutte le linee di trattamento, con o senza il farmaco anti-angiogenesi bevacizumab. Questa ampia approvazione significa che dimostra che gli ultrasuoni per il cancro alla prostata più pazienti con tumore del colon-retto metastatico potranno beneficiare di un trattamento efficace e innovativo, con dimostrati benefici per il paziente.

L'approvazione si è basata su due studi dimostra che gli ultrasuoni per il cancro alla prostata hanno dimostrato i seguenti dati: "La formulazione orale di capecitabina dà ai pazienti un'opzione terapeutica più flessibile che consente di trascorrere meno tempo in ospedale per la somministrazione del farmaco, assicurando gli stessi risultati in termini di efficacia e sicurezza del precedente standard chemioterapico infusionale 5-FU.

Si stima che in Europa più di Il vecchio standard terapeutico, il 5-FU per infusione, era particolarmente gravoso per i pazienti. Quindi la cura deve essere stabilita non dal singolo oncologo, chirurgo, radioterapista, anatomopatologo o senologo, ma deve essere valutata collegialmente. Questa scelta, già attuata da alcune strutture italiane, dovrebbe diventare la regola anche nel nostro Paese, perché rimane ancora troppo frequente il ricorso della paziente al singolo chirurgo come primo controllo di un nodulo riscontrato dopo la mammografia.

Essere indirizzati in una strada piuttosto che in un'altra comporta differenti risultati in termini di efficacia terapeutica. Tutti i passi avanti compiuti dalla ricerca in termini di sopravvivenza, di migliore controllo della malattia, di riduzione della tossicità della terapia, sono possibili solo quando c1è questa integrazione tra più persone coinvolte nel fornire una soluzione comune. Ma allora qual è il team ideale per fornire alla paziente la migliore diagnosi e terapia?

Infatti, non caso, in collaborazione con il professor Hortobagy, è in corso presso la nostra struttura ospedaliera un progetto di ricerca, coordinato da Anna Costantini, che si chiama 3Onco-talk2.

La sperimentazione nasce con lo scopo di insegnare agli oncologi come parlare ai pazienti, perché recenti studi hanno dimostrato come l'impatto della comunicazione al momento della diagnosi determini l'intensità degli effetti collaterali alla terapia. Il tumore alla mammella rappresenta un problema mondiale e resta di gran lunga la forma di cancro più diffusa: si stima che ogni anno oltre un milione di donne si ammalino e che più di Il trattamento del cancro alla mammella, in tutte le fasi della malattia, si avvale quotidianamente dei risultati ottenuti dalla ricerca scientifica che ha dato vita a nuove strategie terapeutiche, in grado di offrire aspettative di vita fino a pochi anni fa inimmaginabili.

Il professor Hortobagyi si è soffermato anche sui fattori di rischio primari nella prevenzione del tumore al seno. L'efficacia della prevenzione primaria, basata sull'adozione di comportamenti che evitino l'esposizione a certi fattori di rischio quali il fumo di sigaretta o l'obesità, non è stata ancora dimostrata.

Tuttavia le evidenze epidemiologiche mostrano un più alto numero di casi nel mondo occidentale rispetto a quello orientale almeno di 6 volte. Pier Francesco Bassi - tel. Esegui una ricerca. Con gli ultrasuoni si combatte il cancro della prostata Cristina Mazzantini, N. Giuseppe Vespasiani — tel.