Moglie di pazienti affetti da cancro alla prostata

Tumore della prostata: fattori di rischio, sintomi e diagnosi

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TERAPIE - Perché alcuni pazienti affetti da cancro alla prostata allo stadio avanzato ad un certo punto della cura smettono di rispondere alle terapie?

Attorno a questa domanda si è sviluppato lo studio condotto. Il carcinoma prostatico è il tumore più frequente nella popolazione maschile dei Paesi occidentali e la terza causa di morte per tumore. Benché inizialmente efficaci, queste terapie a lungo andare si rivelano spesso inutili; alcuni pazienti sviluppano una resistenza al trattamento in seguito alla trasformazione di un classico cancro alla prostata detto adenocarcinoma in un cancro detto neuroendocrino.

Come e perché avvenga questa trasformazione, sono aspetti su cui la comunità scientifica finora si è interrogata. La svolta nella comprensione di questi meccanismi arriva da questo nuovo studio, frutto di moglie di pazienti affetti da cancro alla prostata lavoro interdisciplinare tra scienziati di varie università. Alcune cellule cambiano natura e prendono il sopravvento sulle altre. Al microscopio appaio diverse dalle altre per forma e per dimensione.

Il loro moglie di pazienti affetti da cancro alla prostata è marcatamente diverso. È come se si fossero costruite una sorta di corazza e nuove modalità di sostentamento per sopravvivere.

Imparano cioè a fare a meno del loro sostentamento primario precedente. In sostanza, è come se cambiassero dieta per difendersi. SFIDA - Una sfida per la medicina di precisione: poter mettere a fuoco le caratteristiche della malattia permetterà infatti ai ricercatori di sviluppare biomarcatori molecole che permettono di individuare e isolare un particolare tipo di cellule in grado di indicare tempestivamente il momento in cui inizia la resistenza alle terapia.

Moglie di pazienti affetti da cancro alla prostata vasta banca dati di informazioni generata dallo studio inter-istituzionale potrà ora essere a disposizione di tutta la comunità scientifica per lo sviluppo di nuovi approcci terapeutici nei pazienti resistenti alle cure previste dagli attuali protocolli medici.

Grazie ai recenti studi sulla diagnostica non invasiva del tumore alla prostata condotti dal gruppo di ricerca trentino si crede possibile rilevare la trasformazione delle cellule tumorali neuroendocrine con un esame del sangue ed evitare di sottoporre il paziente ad una biopsia dolorosa e talvolta non praticabile.

I ricercatori stanno lavorando per evidenziare la trasformazione utilizzando direttamente il dna che circola liberamente nel sangue ed ottenere indicazioni utili su come procedere nel caso del singolo paziente.

Insieme a Francesca Demichelis lavorano al Cibio un gruppo di ricercatori con competenze diverse. Come Davide Prandi, informatico, e Matteo Benelli, fisico, che hanno seguito le fasi cruciali dello studio. Iva e Iscriz. Powered by Miles Multimedia Meteo. Cancro prostata: ecco la corazza trasformista Un esame del sangue rileva la trasformazione delle cellule tumorali neuroendocrine. Commenti Condividi le tue opinioni su Il Tempo.

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